11 settembre 2009
Una campagna di arresti è stata lanciata dalle forze di sicurezza governative contro i sunniti a Baghdad, da un po' di giorni, con il pretesto di colpire ba'athisti – ex e non, reali o presunti.
L'Iraqi Accord Front (IAF), la maggiore coalizione sunnita rappresentata in Parlamento accusa il governo Maliki, e teme che si tratti dell'inizio di una nuova ondata di attacchi a carattere confessionale. Contro i sunniti, appunto - accusati di essere tutti ba'athisti.
Rashid al Azzawi, leader dell'Iraqi Islamic Party, ed esponente dell'IAF, esprime dubbi sulle intenzioni e sulle motivazioni del governo, che – dice [in arabo] al quotidiano arabo al Hayat – "ha sostituito la parola sunniti con ba'athisti". O allora, domanda, "i sunniti sono diventati tutti ba'athisti?"
A essere preso di mira è A'adhamiya, un quartiere della capitale irachena a larga maggioranza sunnita: fra gli arrestati, parecchi sono ex ufficiali dell'esercito, dei tempi di Saddam.
Il governo, dice Azzawi, adesso se vuole arrestare un sunnita dice che è un ba'athista – "o un takfiro": un termine, quest'ultimo, che definisce gli estremisti sunniti che considerano eretici gli sciiti, legittimandone l'uccisione, ma che le autorità di Baghdad utilizzano con notevole disinvoltura.
"Si pensa che il termine ba'athisti adesso definisca la famiglia sunnita", sottolinea Azzawi, "mentre sappiamo tutti che nel partito Ba'ath più del 70% erano sciiti".
Dai politici di area governativa arrivano toni di condanna.
Abbas al Bayati, membro della Commissione Sicurezza e Difesa del Parlamento iracheno, ha espresso disapprovazione per quanto dichiarato da Azzawi, invitando l'IAF a "sostenere il governo nell'imporre la legge" – governo che, secondo il deputato, non ha un approccio confessionale verso la sicurezza, e l'ha dimostrato eseguendo arresti in tutte le zone della capitale, con mandati della magistratura, e in modo neutrale, "e non secondo calcoli politici".
Bayati definisce "irresponsabili" le dichiarazioni di Azzawi: accusare il governo di settarismo confessionale, dice, è una prova di utilizzo politico della questione della sicurezza.
A difendere l'operato del governo è anche, prevedibilmente, al Da'wa, il partito del premier. Kamal al Sa'adi, uno dei suoi esponenti, sostiene che gli arresti vengono eseguiti nel quadro della legge, e avverte che "ci stiamo avvicinando a una nuova fase e alle elezioni parlamentari".
Non ci sarebbero motivazioni politiche dietro alla campagna di arresti in corso, anche secondo il portavoce di "Fardh al Qanun" - l' "Operazione imporre le legge" in corso da tempo nella capitale irachena.
Il generale Qasim Atta sottolinea che gli arresti non vengono eseguiti solo ad A'adhamiya, ma anche in parecchie altre zone di Baghdad – Fadhil, Sadr City, Shula, e Amiriya – "in attuazione di mandati giudiziari di arresto emessi nei confronti di ex ba'athisti ricercati".
Nel caso in cui le prove contro di loro non reggano, aggiunge, le persone arrestate "vengono liberate entro 24 ore".
[O.S.]
Fonte: al Hayat
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